Associazione Culturale Sa Illetta

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Giovedì 18 Ottobre 2018

La chiesa di San Simone

I primi dati storici documentali risalgono alla seconda metà del '300 e sono custoditi presso l'Archivio Storico di Cagliari, portati alla luce da Marina Valdes che con lavoro certosino è riuscita a ricostruire la storia di Sa Illetta e della Chiesa di San Simone. Per quanto nel suo odierno aspetto la Chiesa, piccola e suggestiva, sia riferibile ad un periodo compreso tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, l’impostazione semicilindrica dell’abside testimonia senz’altro una più antica fase preromanica.

La prima notizia certa della Chiesa risale al 14 ottobre 1406, allorquando l'Arcivescovo di Cagliari stipula un atto di permuta con il Priore Benedettino Matteo Rapaccio, avente ad oggetto proprio l'isolotto di Sa Illetta (toponimo derivante probabilmente dalla antica denominazione spagnola “la isleta de Sant Simo”) con la relativa Chiesa, ceduti in cambio dell’ospizio di Santa Lucia nel quartiere della Marina.

L’isolotto su cui la Chiesa sorge presentava in origine una superficie di circa 160 ettari, ora ridotti a 40 a seguito della realizzazione del Porto Canale. Esso fu probabile scalo marittimo fenicio, cartaginese e poi romano, divenendo quindi sede della capitale del Giudicato di Cagliari fino al 1258, allorché Santa Igia venne rasa al suolo dai Pisani. Dell’epoca romana restano alcune cisterne, mentre testimonianza della frequenza altomedioevale è un vasto ambiente con volta a crociera sorretta da un’unica colonna centrale.

Una prima particolarità è rappresentata dall'arco della lunetta a semicerchio e senza angolo acuto come il resto della facciata lascerebbe ad intendere. Lo stile gotico in Sardegna risente dell'influsso catalano, ragione per cui gli archi dei portali delle Chiese dello stesso periodo hanno tutte l'arco acuto. Si ricordano, ad esempio, la Chiesa Parrocchiale di Assemini o il portale della Chiesa di Bonaria (1324-1326). Per trovare altri esempi di lunette circolari dobbiamo andare a Uta nella Chiesa di Santa Maria oppure a Dolianova nella Chiesa di San Pantaleo o a Sestu nella Chiesa di San Gimiliano.

Queste considerazioni sul portale consentono di ipotizzare che la Chiesa possa esser stata edificata in tempi antecedenti rispetto alle Chiese sopra nominate, oppure che essa sia stata edificata da piccole maestranze che anziché seguire i criteri e gli stili ben consolidati si affidavano ad una imitazione di diversi stili osservati in edifici nelle vicinanze. Non mancano ipotesi riguardanti una antica appartenenza della Chiesa di San Simone all’Ordine Templare, ma mancano riscontri documentali idonei ad avvalorare questa tesi.

E’ presente un piccolo campanile a vela la cui campana, originaria dell’India sud-orientale, reca una scritta in lingua Tamil. La campana originale venne portata via (insieme alla serratura e al paliotto dell’altare) come ricordo dal Marchese Amat al momento della vendita dell’isola al Cav. Balletto, per essere poi versata e fusa per la Patria durante la Seconda Guerra Mondiale. Il paliotto, raffigurante le insegne araldiche della famiglia, è oggi custodito all’interno della Chiesa.

 

Paliotto

 

La Chiesa e l’antica fattoria che la circonda sono tutt’oggi di proprietà privata. 
Il primo impianto della fattoria risale al periodo del Sabater, facoltoso notaio cagliaritano che la edificò (1567). Dopo vari passaggi ereditari, nel 1716 essa passò in mano di Michele Cervellon, che ampliò l’estensione dei fabbricati e costruì il secondo piano. La magione raggiunse la sua dimensione definitiva ai primi del 1800 quando divenne proprietario il barone di Sorso Vincenzo Amat. 
Ai primi del ‘900 la proprietà fu acquistata dall’industriale Giovanni Balletto il quale fece realizzare dal pittore cagliaritano Felice Melis Marini l’affresco nella lunetta del portale della chiesa raffigurante San Simone benedicente (1919).

Lunetta

In onore di San Simone ogni anno il 28 ottobre i pescatori dello stagno organizzano una processione nelle imbarcazioni tipiche, dette cius.

Interno
L'insieme della Chiesa non è cosi semplice come appare a prima vista infatti vi sono due distinti spazi di diversa grandezza e separati da un diaframma.
La prima zona e quella dell'abside e risulta quadrata, la seconda di dimensione pressoché doppia e la zona riservata ai fedeli. Nel diaframma si apre l'apertura ad arco molto ampia e slanciata.
La volta è una volta a botte con lunettoni e si conclude con elementi di testata a forma di unghia.
La muratura del diaframma è ornata da colonnine angolari che poggiano su un basamento poligonale e sono munite di motivi plastici a modo di capitello. La fattezza di queste colonnine fa pensare che siano state costruite insieme alle restanti strutture della volta e si ispirano ad un tardo stile gotico.
Il Canonico Spano, che visitò l'isola il 6 aprile 1859, nella sua guida descrive l'esistenza di un grande dipinto raffigurante la Vergine che allatta il bambino al lato sinistro vi era Sant'Antonio in mezzo vi era San Simone e sull'altro lato vi erano San Giovanni Battista e San Pietro. Questo quadro viene descritto un po' smangiato dai topi nella parte inferiore e malamente restaurato. Di questo quadro sono state perse le tracce.

Gli arredi della Chiesa vengono descritti dal Sabater in un inventario risalente al 1583. Erano conservati e custoditi in una stanza della casa all'interno di una cassa in noce chiusa a chiave. Essa conteneva: un calice in argento dorato, con la sua patena in una teca di legno rivestita di pelle nera; due copricalice, uno di stoffa ed uno di tela; l'ara (pietra santa), una borsa di damasco bianco guarnito di seta leggera e oro contenete corporali, un sacchetto col cordone, una stola, il manipolo, un contenitore per le ostie, un messale usato. Nella chiesa si trovava poi una tovaglia per altare ricamata in azzurro, un paliotto in oripelle con l'immagine di Sant' Onofrio, due candelabri in legno, il retablo di San Simone, una regola per la campana nel campanile, una campana di misura media nella piazza una vasca di marmo con bassorilievi (forse un'acquasantiera).
Un altro inventario meno ricco è quello del 1716 in questo a parte un corredo sacerdotale vi sono solo pochi arredi per l'altare e soprattutto non compaiono più i candelabri, l'acquasantiera, il paliotto con Sant' Onofrio, il retablo di San Simone.
Si ipotizza che il retablo di San Simone sia stato sostituito da un quadro più modesto che risulta da un inventario del 1734 e che viene ricordato anche successivamente in altro inventario 1827, in quest'ultimo inventario viene anche riportata un grande conchiglia di marmo che verosimilmente è quella attualmente presente.

 

Immagini

 

La chiesa - immagini

 

La chiesa - immagini

 


Il Paliotto

Il paliotto


Paliotto ligneo XVIII Sec.
raffigurante stemmi famiglia Amat

Il Marchese Giovanni Amat Manca (1754 - 1818) sposò nel 1789 Donna Eusebia Amat Vico, riunendo nei figli i rami Amat si San Filippo ed Amat di Sorso.
Il paliotto fu fatto realizzare dal figlio primogenito Vincenzo (1790 - 1869) Marchese di San Filippo e Barone di Sorso.

 

 

Lunetta

La lunetta


 La lunetta

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