Associazione Culturale Sa Illetta

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Giovedì 13 Dicembre 2018

La proprietà

In epoca medievale il territorio di Sa Illetta faceva parte della antica città giudicale e fu ceduta all'Arcivescovo di Cagliari tra il 1059 ed il 1089. Tre secoli dopo apparteneva ancora alla Mensa Arcivescovile che era solita affittare l'isola.
Nel XIV secolo l'isola fu oggetto di una concessione a favore della città di Cagliari che a sua volta la concesse in perpetuo a Ramon Boter. Si trattava di un contratto di affitto e non di proprietà perché nel 1405 l'Arcivescovo di Cagliari fece una transazione per la quale cedeva l'isola insieme alla chiesa di San Simone e alla chiesa di San Leonardo (oggi distrutta) in cambio del Monastero di Santa Lucia della Pola.

Dal 1567 diventa proprietario dell'isola il notaio Pietro Sabater non sappiamo da chi acquistò l'isola, in un documento del 1567 nel quale viene richiesta un'autorizzazione per costruire un canale per far entrare il pesce in una peschiera il Procuratore Reale lo chiamava "Signore dell'isoletta di San Simone"
Il Sabater realizzò nell'isola un'azienda che per l'epoca poteva essere definita moderna, oltre la pesca, sviluppò l'attività agricola (soprattutto cereali e viticoltura).
Alla morte del Sabater l'isola fu ereditata dal nipote figlio della sorella Giovanni Dexar. dopo diversi passaggi ereditari subentrò la famiglia Castelvì.
Dai Castelvì la propietà possò in erdedita a Michele Cervellon marchese di Conquistas e dopo di lui alla figlia Maria Vincenza Cervellon che andò in sposa al Marchese d'Albis Giuseppe Guiso Manca Zapata. Maria Vincenza Cervellon rimasta vedova sposò Francesco Vico.

Nel 1768 iniziò una lunghissima causa tra il procuratore fiscale patrimoniale e Francesco Vico per la devoluzione al fisco dell'eredità Conquistas. Il procuratore fiscale in assenza di documenti certi sosteneva il principio che le terre delle isole appartengono al proprietario delle acque che la formano e pertanto poiché le acque dello stagno erano del Regno anche l'isola doveva diventarne parte.
La causa andò avanti per 60 anni finché non fu conclusa con una transazione da parte del Marchese Amat nel 1826 che per mantenere la proprietà di San Simone dovette cedere altre proprietà in territorio di Sassari.

Con Vincenzo Amat (1790-1869) fratello del noto Cardinale Luigi, figlio di Donna Eusebia Amat Vico baronessa di Sorso Marchesa di Soleminis Signora di Olmeto e di Giovanni Amat Marchese di San Filippo ed Albis, si riunirono i due rami familiari. Ai primi del 900 la proprietà fu acquistata dall'industriale Giovanni Balletto che la pagò 18.000 lire. Sua figlia Antonietta andò in sposa ad Emanuele Corte Amat che, in tempi recenti, fu il maggior artefice del rilancio dell'attività dell'azienda, i suoi discendenti sono oggi gli attuali proprietari.

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Istituto Poligrafico Zecca dello Stato

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