Associazione Culturale Sa Illetta

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Mercoledì 22 Maggio 2019

Il mistero di Santa Igia capitale del giudicato di Cagliari

Sorta come un arcipelago di piccoli villaggi preistorici ammassati nei colli di Sant’Elia, Monte Urpinu, Villa Clara, San Michele e sparsi lungo il litorale, Cagliari si assestò definitivamente come centro urbano nelle zone tra Stampace e la Marina, dapprima con i Fenici e poi durante la civiltà fenicio-punica. Successivamente, in epoca romana, tra l’età repubblicana e quella imperiale, la città si allargò ricoprendo i confini dell’attuale centro storico, da Bonaria a Sant’Avendrace; e tale insediamento si è mantenuto sino ai giorni nostri senza sostanziali mutamenti.

 

Nel periodo giudicale, però, la capitale isolana cambiò ubicazione e andò a nascondersi nella bassura delle rive nordorientali della laguna di Santa Gilla dove, relativamente al sicuro dagli attacchi dei pirati, visse la sua tormentata esistenza di preda contesa tra le Repubbliche marinare di Pisa e Genova. Venne così a formarsi l’agglomerato di Santa Igia. A questo punto s’impone una domanda. Dove era posta Santa Gilla e quanto era grande questa città?

 

Valutando criticamente le fonti, in verità non numerose, e specialmente le pagine dell’Aleo, uno storico seicentesco la cui opera è tuttora un’autentica miniera di notizie, possiamo tracciare un perimetro abbastanza preciso dell’antico centro giudicale. Riportato nei termini attuali, esso ricopriva un’area estesa fra il borgo di Sant’Avendrace, il Fangario, la sponda dello stagno di Santa Gilla e la collina di San Michele. Pasquale Tola la chiamava “piana di San Paolo” poiché vi sorgeva la chiesa omonima, distrutta nella seconda metà dell’Ottocento.

Vittorio Angius, invece, nei suoi scritti specificava: «Villa di Santa Igia. La giacitura del borgo e castello di Santa Igia, o Gilla, così deve essere determinata: che da ponente toccasse lo stagno, da levante si estendesse sino alla linea della strada a Fangario e contrada del borgo esistente, verso austro alle spalle dell’attuale chiesa di Sant’Avendrace, verso il tramonto a non più di quattrocento metri in là delle ultime case di questo borgo. Intra questi limiti è da vedere molte fondamenta, e siffatti materiali, che attestano qualche magnificenza.

 

Il sito dell’antica chiesa principale è ben accertato. Era denominata Santa Maria de Clusi, utilizzata da canonici, e onorata dalla frequentissima residenza dell’arcivescovo. La popolazione era difesa da forti mura, e a più fermezza era stato erettovi un castello, che divenne famoso nelle guerre, e fu sempre dove andava a tempestare il nemico, e si consumava ogni violenza di guerra. Non sono molti anni che ne apparivano le fondamenta. I coltivatori le hanno già disciolte. In questo sito fortificato si riuniva col regolo della provincia quanto era nella medesima di persone illustri e potenti. In caso d’una repentina irruzione era il comodo di evadere per l’acque dello stagno o alla vicina isoletta, o più in là …». Questa villa semiclandestina, dunque, era pur tuttavia la capitale del giudicato più antico dell’isola; una città in piena regola, con una reggia, l’arcivescovado, le chiese e le piazze.

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